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martedì 7 aprile 2015

Ram Navami 2015

Nel fortunato giorno del Ram Navami abbiamo celebrato il compleanno del Signore Rama. Egli era la personificazione dell'Amore ed è considerato l'essere umano perfetto. Egli è venuto per mostrare all'umanità che bisogna seguire i proprio dharma e i propri doveri nella vita integralmente e accettare la volontà di Dio in tutti gli aspetti della propria vita.


Sri Swami Vishwananda conduce uno yagna (cerimonia del fuoco) dedicato al Signore Rama. 





Dopo lo yagna, Swamiji ha tenuto un discorso su Ram Navami dando anche una versione abbreviata del Ramayana, e spiegando il simbolismo che si trova nella vita di Sri Ram. 


Poi ci sono stati puja e abishekam al SIgnore Rama, a Lakshman, Sita Devi, e Hanuman, come anche ad altre divinità


Lord Rama che riceve un bagno di acqua.



Swamiji offre fiori e Prasad al Signore  Rama. 



 Jai Sri Ram! Jai Sita Ram! Jai Lakshman! Jai Hanuman!

venerdì 27 marzo 2015

Jai Shri Ram!




Così il nome di Rama è meraviglioso. Imparate davvero a cantarlo, a ricordarlo sempre 
e Lui sarà per voi un fedele compagno.
 
Sri Swami Vishwananda


domenica 10 aprile 2011

Il Dharma dell’esilio



Quando re Dasaratha annuncia alla città di Ayodhya la sua volontà di trasmettere la corona a Rama, suo figlio maggiore, la notizia viene accolta da tutti con favore, eccetto la regina Kaikeyi, la quale inizialmente contenta della scelta del re, viene successivamente traviata dalla malvagia serva Manthara, che inculca nella mente della regina il timore per la sicurezza e il futuro del figlio Bharata. Temendo che Rama ignori o, peggio, perseguiti il fratello più giovane per il gusto del potere, Kaikeyi convince Dasaratha a bandire Rama dal regno, inviandolo in esilio nella foresta per quattordici anni, e a incoronare Bharata al suo posto. La scelta di due favori era stata concessa alla regina dal re stesso quando molti anni prima lei gli aveva salvato la vita in battaglia. Dasaratha amava Rama teneramente e aborriva la prospettiva della separazione dal suo amato figlio.


Ma Rama, rendendosi conto che un re non deve mai rompere una promessa solenne, né un figlio dove disobbedire al comando del padre, sceglie egli stesso di partire per l’esilio. Sita, l’amata consorte, si unisce a lui, nonostante Rama tenti di persuaderla diversamente, perché ella sente come suo dovere di moglie, e soprattutto per amore di Rama, che il suo posto è a fianco del marito, in ogni momento. Anche suo fratello minore Lakshmana decide immediatamente di unirsi a Rama piuttosto che rimanere ad Ayodhya.

La partenza di Rama per l'esilio, causa la morte del re Dasaratha, incapace di sopportare l'agonia della separazione. Nonostante ciò Rama si rifiuta di tornare. Anche se apprende con sgomento la notizia della morte del padre, Rama si trovi nell'impossibilità di ritornare, rompendo così la promessa fatta al padre quando era in vita. Nonostante tutto, Rama non prova nessun risentimento nei confronti di Kaikeyi, credendo fermamente nel potere del destino. È infatti grazie all’esilio e alle conseguenze che ne scaturiscono che Rama avrà l’opportunità di affrontare Ravana e il suo impero del male.

Rama e Sita sono i protagonisti in una delle storie d'amore più famosa di tutti i tempi. Sita e Rama sono in realtà incarnazioni di Lakshmi e Vishnu. Quando Rama viene bandito dal regno, egli tenta di convincere Sita a non unirsi a lui nel condividere
una vita nella giungla potenzialmente pericolosa e certamente ardua, ma Sita respinge la proposta. Quando Rama le ordina, in qualità di marito, di desistere dalla decisione di seguirlo, Sita si rifiuta, affermando che dovere essenziale di una moglie è quella di essere al fianco del marito nel bene e nel male.

sabato 9 aprile 2011

Rama, simbolo della perfetta aderenza al dharma.


Rama è la settimo avatar - incarnazione di Vishnu, re di Ayodhya
Secondo la genealogia Puranica, Rama sarebbe nato nel 7.323 a.C. e cioè nel corso dell'ultimo trimestre del Treta Yuga.
Nato come il figlio maggiore di Kausalya e Dasharatha, re di Ayodhya, Rama viene definito all’interno dell'induismo come Maryada Purushottama, letteralmente “L'uomo perfetto” o “Signore dell’autocontrollo” o “Signore della Virtù”. Rama è il marito di Sita, che gli Indù considerano incarnazione di Lakshmi e incarnazione della femminilità perfetta.
La vita di Rama è simbolo della perfetta aderenza al dharma, nonostante le dure prove della vita. Rama è raffigurato come l'uomo ideale e l'essere umano perfetto. Per onorare il padre, Rama abbandona la sua pretesa al trono di Kosala scegliendo invece un esilio di quattordici anni nella foresta. Sua moglie Sita e il fratello Lakshmana, incapaci di vivere senza Rama, decidono di unirsi a lui, e tutti e tre passano i quattordici anni in esilio insieme.



Durante l’ esilio, Sita viene rapita da Ravana (Asura), il monarca Rakshasa di Lanka. Dopo una ricerca lunga e difficile che mette alla prova la sua forza e la virtù personale, Rama ingaggia una guerra colossale contro gli eserciti di Ravana. Alla fine Rama uccide Ravana in battaglia e libera la moglie. Dopo aver completato il suo esilio, Rama torna ad essere incoronato re di Ayodhya (la capitale del suo regno), e alla fine diventa imperatore, donando felicità, pace, prosperità e giustizia al suo popolo, in un periodo conosciuto come Rama Rajya.

Il Ramayana racconta come la Dea Terra (Bhumidevi), si recò dal Signore Creatore, Brama, chiedendo di essere salvato dal malvagio re che stava saccheggiando le sue risorse e distruggendo la vita attraverso innumerevole guerre sanguinose. Anche i Deva si recarono da Brama, terrorizzati dal giogo di Ravana, l'imperatore rakshasa con dieci teste. Ravana aveva sopraffatto i Deva e ora governava il cielo, la terra e i mondi inferiori. Anche se era un monarca potente e nobile, era pure arrogante, distruttore e un protettore dei malfattori. Aveva poteri che gli davano una forza enorme ed era invulnerabile a tutti gli esseri viventi celesti, tranne però all'uomo e gli animali.

Brahma, Bhumidevi e i Deva pregarono Vishnu, il Conservatore, per la liberazione dalla tirannia di Ravana. Vishnu promise di uccidere Ravana incarnandosi come uomo - il figlio maggiore di Darashata, re di Kosala. La sua eterna consorte, Lakshmi prese vita come Sita che fu trovata dal re Janaka di Mithila mentre egli stava arando un campo. L’eterno compagno di Vishnu, il serpente Sesha Annata, si incarnò come Lakshmana per rimanere a fianco del suo Signore sulla terra.
Durante la sua incarnazione, nessuno, tranne Rama stesso e pochi altri saggi (tra cui Vasishta, Sharabhanga, Agastya e Vishwamitra) conoscevano il suo destino. Rama fu venerato dai molti saggi che incrociarono il suo cammino, ma solo i più colti ed elevati erano a conoscenza della sua vera identità.

Celebrare la nostra Ishtadev


Al termine del darshan di ieri, 8 aprile, qui a Shree Peetha Nilaya, Guruji ha ricordato che martedì si celebra Ram Navami, dedicato al Signore Ram. Guruji ha detto che in questa giornata è di buono auspicio celebrare anche la nostra Ishtadev. La nostra Ishtadev ha un ruolo molto importante nel nostro cammino spirituale ed è fondamentale per ognuno di noi creare una relazione profonda con essa. Guruji ha inoltre specificato che non esiste differenza tra Isthadeva (aspetto maschile) e Ishtadevi (aspetto femminile).



Nella realtà Divina non esiste separazione, come invece è nella mente dell’uomo. Non esiste l’aspetto maschile senza l’aspetto femminile e viceversa; se si ha come Ishtadev Shiva, automaticamente anche Shakti è presente; chi celebra Lakshmi, celebra anche Vishnu, non si può celebrare Durga senza celebrare Shiva e così via.
Guruji ha suggerito di digiunare nella giornata di martedì, sino alle una del pomeriggio, momento in cui la tradizione vuole che sia nato il Signore Ram, e di cantare, durante la giornata, il nome della propria Ishtadev. Se non si conosce la propria Ishtadev, si può cantare il nome di Ram: Sri Ram Jay Ram…




BUON RAM NAVAMI A TUTTI VOI